06gen 2018
COMBATTIAMO LE FAKE NEWS NEMICHE DELL’INFORMAZIONE E DELLA DEMOCRAZIA
Articolo di: CityLightsNews

Le fake news, le bufale sono sempre esistite e spesso avevano una portata goliardica o comunque scherzosa. Potevano avere rilevanza mondiale come la radiocronaca della guerra dei mondi di Orson Welles, oppure assumere le caratteristiche di leggenda metropolitana come la baby sitter che telefonava alla madre del bambino che accudiva per sapere se prima di metterlo nel forno doveva infarinarlo. In ogni caso non rappresentavano una minaccia per l’informazione, né tantomeno per la democrazia. Va inoltre detto che un giornale difficilmente le diffondeva perché la verifica delle fonti e delle informazioni era più di oggi un presupposto per godere credibilità. Un giornale scandalistico si sa che ne ha poca, ma una testata importante non può permettersi di spacciare anche una sola bufala giacché si giocherebbe la reputazione. Inoltre la velocità di trasmissione dei media cartacei faceva sì che la diffusione delle notizie fosse relativamente lenta per cui poteva sovrapporsi a eventuali smentite. Con internet, l’informazione non è più prerogativa della stampa (per cui anche di testate che non vogliono perdere credibilità) ma trova nei social media dei potentissimi nonché velocissimi mezzi che permettono di diffondere le notizie di chiunque li utilizzi. Non a caso Umberto Eco ebbe a dire: “Internet? Ha dato diritto di parola agli imbecilli: prima parlavano solo al bar e subito venivano messi a tacere”. Rispetto a quanto diceva Eco va aggiunto che “l’imbecille” può anche non creare fake news, ma sicuramente contribuire alla loro diffusione. Ma veniamo alla portata di una bufala in epoca di internet. Non assume più un aspetto goliardico, ma va ben oltre in quanto se il piatto che offre è appetibile e diventa virale, ha il potenziale distruttivo, per l’informazione e per la democrazia, di una potentissima bomba. E’ che se le bufale legate a sviste, sia pur gravi, dimostrano solo mancanza di serietà, quelle più rilevanti e pericolose sono quelle costruite ad arte per creare danni economici, politici o diffamare persone.

I motivi economici che spingono a confezionare una bufala possono essere di due tipi. Il primo riguarda le letture della notizia stessa in quanto un titolo eclatante, che non passa inosservato incrementa le letture e quindi permette di acquisire inserzionisti, per cui  denaro. Il secondo motivo economico è creare deliberatamente danni ad altri all’interno del mercato: se un utente scrivesse che ha trovato uno scarafaggio in una bottiglietta di una nota casa di succhi di frutta, troverebbe subito cassa di risonanza da parte di chi non verifica le fonti, e la notizia potrebbe diventare virale. In questo caso anche se poi arrivassero smentite, dimostrazioni dell’impossibilità dell’accaduto il danno sarebbe stato causato perché, nel dubbio, un consumatore non acquisterebbe più quel succo con grande danno economico per la casa produttrice, ma a tutto vantaggio della concorrenza.

La fake news può essere pianificata per diffamare quindi danneggiare l'immagine di una persona: così se qualcuno scrivesse o dichiarasse che una parente stretta di un’alta carica dello stato è andata in pensione a 35 anni, la notizia sarebbe assai succulenta, avrebbe un eco notevole con tanto di richiesta di dimissioni per la statista e di revoca della pensione... e solo in un secondo momento si scoprirebbe che quella parente in realtà è inesistente e non poteva quindi essere intestataria di una pensione. Chi ha diffuso la notizia lo sapeva e il danno all’immagine è riuscito, mentre la smentita magari non arriva a tutti.

La bufala assume una valenza più fortemente politica se durante la campagna elettorale, un candidato cerca di screditare l’avversario con una bufala, e proprio la manciata di voti in più che ottiene con questo mezzo gli garantisce la vittoria. E quando si scopre che non era vero è troppo tardi. Per parlare di fatti reali, la campagna referendaria per l’uscita dell’UK dalla Comunità Europea, nota come brexit, fu caratterizzata da più bufale da parte di chi voleva uscire dall’Europa, i pro-leave. Una delle tante fu la scritta portata in giro da un autobus che recitava: “mandiamo 350 milioni di sterline all’Unione Europea, usiamoli per finanziare il sistema sanitario nazionale!” Subito dopo il voto gli stessi promotori ammisero che le cose non stavano esattamente così. Durante la campagna referendaria promisero inoltre che l’uscita dall’Europa sarebbe stata indolore, ma la somma che adesso il governo dovrà pagare a Bruxelles è un conto molto, ma molto più salto di quello prospettato. E queste e altre fake news potrebbero aver modificato il risultato del referendum. Ma ormai ciò che fu fatto... Non paghi, forse per distrarre l’opinione pubblica britannica dalle verità che venivano a galla, i pro-leave fecero circolare un’altra bufala: venne attribuita a Martin Schulz, presidente del Parlamento Europeo, la frase “non rispetta la filosofia della Ue il fatto che la gentaglia possa decidere sulla crescita e sulla caduta della Ue”. E la notizia divenne virale, ferendo l’orgoglio britannico così che chi aveva votato per la brexit trovò un motivo in più per supportare la propria decisione. Schulz non si è mai espresso in merito ma la bufala funzionò.

Chi diffonde notizie false sa come conquistare una parte dei lettori in quanto sa cosa vuole sentirsi dire, e pertanto propaga un’informazione che farà sicuramente presa, se poi non è vera... la “verità”, in epoca di bufale, ha sempre meno importanza. Pertanto se fossimo contrari all’immigrazione e leggessimo che la maggior parte delle violenze sulle donne italiane viene dagli immigrati, diventerebbe automaticamente vero, esattamente come se fossimo favorevoli all’immigrazione e sentissimo dire che un’imbarcazione di profughi è stata sequestrata da possidenti agrari per farli lavorare come schiavi. Nell’uno e nell’altro caso, non verificando la bontà dell’informazione e magari sostenendola, saremmo complici dei bugiardi, saremmo a nostra bugiardi sia pur inconsapevoli, per ignoranza. Ciò, più in generale succede perché scegliamo con la pancia, senza magari conoscere i termini della questione, e le conseguenze possono essere gravi. La verità ha sempre meno importanza, mentre aumentano di valore le cose che vogliamo sentirci dire che confermano il nostro pensiero. Impariamo, invece, a individuare chi produce le bufale, che sia un una testata giornalistica o un sito, anche se riteniamo vicino alle nostre idee, e isoliamolo, non crediamogli più: consideriamolo inattendibile e diciamolo ai tutti i nostri contatti, ai nostri lettori.
Combattere le bufale non è facile, ma quante volte le abbiamo agevolate? Quante volte a una notizia arrivataci su messengerfacebook, twitter o wathsapp in cui ci si dice di farla circolare, di condividerla, l’abbiamo diffusa senza verificarla magari per simpatia nei confronti di chi ce l’ha inviata? Quante volte qualcuno ha riso alle nostre spalle perché ci siamo comportati come sprovveduti, come analfabeti dell’informazione? Le bufale hanno effetto proprio grazie a un’utenza disinformata, sprovveduta o condizionata. Non permettiamo più ai falsificatori di notizie di insultare la nostra intelligenza, difendiamoci stando dalla parte della verità.

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