Il Roero è una regione geografica che si sviluppa nella parte nord-orientale delle provincia di Cuneo. Il fiume Tanaro lo separa dalle Langhe e anche se con queste confina le differenze tra i due territori non mancano.

Infatti, il suolo del Roero differisce per composizione e per struttura essendosi formato in epoca successiva; inoltre le pendici delle colline spaccate da fenditure, ricordano piuttosto il Monferrato. Percorrendo il Roero, movimentato da dolci rilievi collinari decorati dalle ordinate geometrie dei vigneti, si respira un’aria serena, quasi che la bellezza paesaggistica voglia riflettere il senso di laboriosa tranquillità che l’uomo qui esprime da sempre. I filari si spingono sulle colline: inizialmente si sviluppavano alla loro base e poi, nel corso dei secoli, le conquistarono. Infatti, un'attività silenziosa e costante, ha modificato a misura d’uomo il paesaggio, così da farne un terreno produttivo. Allevare le viti in collina è più oneroso, impegnativo, faticoso, comporta costi aggiuntivi, ma le uve migliori e quindi i vini preferiti, non sempre si ottengono a valle. Isservando il paesaggio, i castelli edificati qua e là in posizioni strategiche lasciano supporre la presenza in epoca medioevale di famiglie nobili. Infatti, la denominazione Roero deriverebbe da una casata che governò la regione nel medioevo per secoli e rappresentò un impulso sociale e culturale. La gastronomia in genere rispecchia il livello civile di una società, e quella del Roero, grazie a un passato tra i più felici, è segnatamente raffinata. La cucina attuale, che ha conosciuto anche trasformazioni innovative, ha per base una solida tradizione culinaria: basti ricordare gli antipasti freddi e caldi, gli agnolotti e viene da pensare a quelli conditi con il fondo di cottura dell'arrosto, per non dire dei brasati, oppure della selvaggina che riporta alle medievali partite di caccia a cavallo con arco e frecce. Pregiati i prodotti tipici locali tra cui il tartufo bianco, le nocciole e il miele che rendono più ricche le proposte gastronomiche. Però non si può scrivere di questa terra senza dire del vino. 

La denominazione Roero è associata a una regione vinicola che per meglio capirla occorre percorrerla, scoprirla e magari stupirsi che tante cantine si possano incontrare percorrendo un breve itinerario, così vicine e talvolta con prodotti dissimili. Roero è un ambiente fatto di terra, colline, vigneti, climi e microclimi e dal lavoro dell’uomo. Il vino rosso qui prodotto è figlio del nebbiolo vitigno che si declina in varie zone piemontesi in modo sempre diverso, perché ha connaturato il sapore della terra in cui radica. Vi sono esperti che sanno riconoscere a occhi chiusi i vini di varie regioni… ma a noi piacciono quegli uomini che conoscono profondamente un territorio e degustando un vino locale sanno risalire a dove è stato prodotto, magari all’esposizione della collina e riconoscere lo stile del produttore. Sono questi gli intenditori che più ammiriamo; forse hanno mani ruvide, probabilmente non scrivono guide, ma oltre a essere esperti possiedono una dote, ossia la capacità di amore la propria terra ed è per questo che sanno leggerla. Se è la terra a darci dallo stesso vitigno vini diversi come il Carema e il Gattinara, sono il lavoro nella vigna, il diradamento, i lieviti, i tempi di macerazione, le botti, la durata dell’affinamento, a conferire uno stile al vino e questo è l’intervento umano. Il terroir, ossia l’insieme dei fattori fisici, ambientali e umani in cui viene allevata la vite, senza l’opera dell’uomo sarebbe solo territorio.

I vini prodotti nel Roero sono Roero, Roero Riserva, Roero Arneis, Roero Arneis Spumante riconosciuti Docg nel 2004. La denominazione Roero senza altra specifica si riferisce al rosso. Prodotto come già detto da uve nebbiolo, ossia da un vitigno che solitamente genera vini austeri, pur essendo un rosso di struttura, è dotato di particolare gentilezza e ciò grazie alla natura sabbiosa e argillosa del terreno. Affinato almeno 20 mesi dei quali 6 in legno, alla degustazione possiede colore rosso rubino che con l’invecchiamento assume riflessi granati; al naso è profondo, compiuto, con note fruttate ben marcate: si riconoscono la ciliegia fresca o sotto spirito, il lampone e fragranze floreali di viola; il gusto è secco, pieno, armonico, di buona struttura, con tannini presenti. Il Roero Riserva deve affinare almeno 32 mesi 6 dei quali in legno ed è generalmente più intenso, maggiormente etereo con tannini più felpati.

Il Roero Arneis si dice che era particolarmente amato dalle donne; è un vino bianco molto particolare come già il nome lascia presagire, ossia “arnese” qualità che si attribuisce a una persona quantomeno originale se non capricciosa. Ottenuto dalle omonime uve, ha colore paglierino molto ben caratterizzo, di profumo avvolgente, di buona intensità, con ricordi floreali; il sapore è pieno, intenso, sapido, minerale, ben strutturato con eventuale nota tostata. Il Roero Arneis è prodotto anche nella versione spumante dotato di piacevole freschezza talvolta con caratteristici ricordi di crosta di pane. Il Roero e il Roero Arneis possono riportare la menzione “vigna” purché le uve provengano dal medesimo vigneto e abbiano rese inferiori a quelle dei rispettivi vini. 

I Roero sono da sorseggiare in tranquillità godendosi un panorama rilassante, ma anche da accostare alla buona cucina, così mentre i rossi bene accompagnano agnolotti, carni rosse stufate e anche formaggi lungamente affinati il Roero Arneis non solo si abbina a preparazioni di pesce saporite come lo storione in umido bianco, ma anche a piatti più complessi come il vitello tonnato, mentre la versione spumante si apprezza con frutti di mare e crostacei gratinati e fritti. 

Ovviamente non c’è di meglio che sorseggiare un calice di Roero nella zona di produzione per meglio lasciarsi suggestionare dalle sfumature ampie e complesse, ma lasciare il territorio con una bottiglia per ricordo… quando questa si stapperà, in un luogo sia pur lontano, rivelerà forti capacità evocative.

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