Sostenibilità è un termine che, negli ultimi anni, ha assunto un carattere di universalità e implica, o può implicare, conoscenza ambientale, conseguentemente presa di coscienza, quindi comportamenti adeguati. 

Durante Expo è stata una delle parole pronunciate con maggior frequenza, ha assunto un carattere di urgenza e segnato un punto di non ritorno, quasi innescando un conto alla rovescia da qui a una fine del pianeta sempre meno remota se la sostenibilità non verrà rispettata. Le interpretazioni di sostenibilità sono tante, da quelle manifestate per le strade di Milano il Primo Maggio, giorno di inaugurazione di Expo, a quelle che hanno trovato compatibile la presenza di una multinazionale dei burger con la filosofia espositiva. Potremmo affermare che l’interpretazione più blanda di sostenibilità sia la riduzione, quando non l’eliminazione dello spreco. E se sostenibilità è un’urgenza, una priorità, dovemmo rimuovere qualsiasi impedimento alla sua piena concretazione. 

La realtà è in continuo movimento, il motore della storia non si è mai spento, nonostante chi con tutte le forze si aggrappa al passato, perché la storia non si ferma, va avanti… talvolta balbetta, quasi a riproporre un ricorso, ma poi riparte senza ripetersi mai. E ciò vale anche per i costumi, le abitudini, gli stili di vita, i comportamenti sociali, culturali, alimentari. Il galateo fa la sua parte e si adegua ai mutamenti. Del galateo del ricevimento vogliamo cogliere soprattutto la funzionalità, perché il modo corretto di stare a tavola, se si vuole l’eleganza, in genere è funzionale, ossia leggero, liquido, privo di orpelli talvolta caricaturali. Il galateo un tempo consigliava di bere lo Champagne brut in coppa; successivamente considerato che altri calici meglio ne riproducevano le caratteristiche, la coppa venne destinata ad altri impieghi, e il galateo si è adeguato. Le cene di gala non propongono quasi più il primo piatto brodoso e talvolta tollerano persino un graditissimo assaggio di formaggio… modificando così alcune le regole perché queste non sono monoliti, e quando si rivelano tali, vanno levigate come sa fare il fiume, modellate e se ciò non bastasse, spazzate via. 

Pertanto il galateo deve misurarsi anche con la cogenza della sostenibilità. Prendiamo la scarpetta… considerata la presunta ineleganza, c’è sempre stato chi, cercando di “nobilitarla”, infilzava il pezzo di pane con la forchetta, rendendo in realtà la procedura parodistica. Negli anni novanta una certa posateria, come il salsa-coltello, aveva permesso di eliminare la scarpetta senza rinunciare a recuperare la salsa. Ora invece la scarpetta è tornata d’attualità.

Il galateo va modificato se la razionalità, o altri valori culturali, lo richiede; nel dar spazio alla sostenibilità, non si tratta di eliminare i congiuntivi, non si tratta di una volgarizzazione del galateo, ma semmai di una sua sublimazione. Oggi in epoca di cucina compatibile, di recupero degli avanzi, di risparmio energetico, di compostaggio, è auspicabile pulire il piatto con un pezzo di pane non solo perché la salsa rimasta non si sprechi, ma anche perché non si utilizzi una quantità superiore di detersivo per doverlo lavare, perché non si debba utilizzare più acqua per sciacquarlo e perché l’acqua che si scarica sia meno inquinante. Oggi, in una logica di galateo sostenibile, sarebbe inadeguato, semmai, lasciare il piatto “sporco”. Per cui nobilitiamo la scarpetta; purché senza forchetta. Ma il ragù Barilla che cosa c’entra? vedi lo spot.

 

Immagine fonte:  http://www.spotandweb.it Spot Barilla

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